Osteocondrosi… di cosa si tratta?

Osteocondrosi… di cosa si tratta?

Rehability Lugano è un centro di fisioterapia all’avanguardia in ambito sportivo. Ogni giorno vediamo da vicino giocatori di varie realtà: dal calcio, in primis FC Lugano, al basket, nuoto, pallavolo, golf….

Oltre ai giocatori adulti, abbiamo la fortuna di lavorare anche con i “piccoli” adulti che, data la loro giovane età, spesso vanno incontro a problemi legati all’accrescimento.

Parliamo di osteocondrosi: di cosa si tratta?

Con questo termine si definisce un gruppo di patologie ortopediche caratterizzate da un processo degenerativo e necrotico a carico dei nuclei di ossificazione epifisari ed apofisari, ossia punti di maggior sollecitazione delle strutture tendinee a livello inserzionale sull’osso che non ha ancora completato la sua crescita definitiva.

L’osteocondrosi si osserva  più frequentemente nel sesso maschile ed è una patologia tipica dell’età evolutiva, periodo in cui l’attività osteogenetica risulta essere più attiva.

 

 

 

Si pensa che la patogenesi alla base di questo tipo di affezioni sia di tipo vascolare con conseguente alterazione della nutrizione del nucleo di ossificazione, che andrebbe a determinare una necrosi del nucleo stesso, costituito da una parte centrale ossea e una parte periferica cartilaginea. La conseguente diminuzione delle resistenze meccaniche del nucleo predispone alla sua stessa deformazione per azione del peso corporeo e dell’azione di trazione operata dalle inserzioni muscolo-tendinee.

I fattori che potrebbero determinare l’occlusione dei vasi sono parecchi: fattori endocrini, predisposizione genetica, ossificazione intensa e, in particolar modo, traumi o microtraumi ripetuti dovuti ad attività sportiva. Molto spesso la causa della comparsa della patologia è il risultato della sommatoria dei fattori scatenanti appena elencati ed è per questo che questo tipo di problematica risulta essere molto comune nei giovani atleti.

I sintomi principali sono dolore all’articolazione colpita, gonfiore, versamento articolare e progressivo blocco articolare. L’esordio della sintomatologia è subdolo e con progressione lenta, ma il decorso è relativamente benigno: si osserva, infatti, una regressione spontanea del processo di necrosi ossea e una successiva fase di riparazione e definitiva ossificazione del nucleo.

Ogni nucleo di ossificazione può essere sede del processo osteocondrosico, spesso con decorso clinico totalmente asintomatico. Altre sedi, invece, assumono sempre più spesso una certa rilevanza clinica, perché fortemente sollecitate soprattutto in chi pratica sport ad alti livelli.

A seconda dei distretti corporei interessati, il nome della patologia osteocondrosica assume il nome dell’autore che per primo è stato in grado di osservarla e diagnosticarla. Tra le più conosciute:

  • Morbo di Legg-Calvè-Perthes, localizzato all’epifisi prossimale del femore;
  • Morbo di Osgood-Schlatter, localizzato all’apofisi tibiale anteriore;
  • Morbo di Sever-Blanke-Haglud, localizzato all’apofisi posteriore del calcagno;
  • Morbo di Scheuermann, localizzato alla colonna vertebrale.

La diagnosi è medica e si basa sull’esame clinico ed eventualmente sulla risonanza magnetica, esame gold standard in caso di osteocondrosi perché mostra l’entità della lesione e permette, quindi, di pianificare una terapia efficace.

 

 

La terapia nella maggior parte dei casi è conservativa e consiste nel riposo dall’attività sportiva per circa 6 settimane e fisioterapia che si basa sull’utilizzo di terapia fisiche antalgiche e antinfiammatorie, stretching e mantenimento dell’elasticità muscolare.

La terapia chirurgica è riservata sono il caso di nuclei di ossificazione che risultano essere instabili o nel caso in cui la terapia conservativa non abbia in alcun modo dato gli effetti sperati.

 

 

Fisioterapista Silvia Scurati