Set 01, 2016

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Categories: Terapie e tecniche

Riabilitazione Uro-Ginecologica

Riabilitazione Uro-ginecologica

I disturbi inerenti al pavimento pelvico sono al giorno d’oggi una delle problematiche che maggiormente inficiano, disturbano e condizionano la qualità di vita delle persone sia di sesso femminile sia maschile. Attualmente i passi in avanti nel campo della riabilitazione hanno permesso di elaborare diverse modalità di trattamento a seconda del tipo di incontinenza, della gravità e delle esigenze del pz, ma permane, tuttavia, un importante disagio a parlare di tale argomento con il medico e sicuramente la convinzione, peraltro sbagliata, che l’incontinenza sia tipica delle persone anziane contribuisce a mantenere un tabu’ la problematica.

Ne consegue che l’incontinenza urinaria e fecale, definite come l’incapacità dell’individuo di controllare il contenuto della vescica e/o dell’intestino nei tempi e nei luoghi appropriati, sono un vero e proprio handicap per i pz a cui spesso è proposto il pannolone come soluzione nonostante le problematiche igieniche e psicologiche esso comporta.

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L’incremento dei pz affetti da questa problematica ha permesso una maggiore diffusione della riabilitazione uro-ginecologica condotta da fisioterapisti altamente specializzati e volta al trattamento di problematiche tra cui l’incontinenza urinaria e fecale di entrambi i sessi, prolassi degli organi pelvici femminili, pre e post operatorio inerente alle pelvi, dolore pelvico cronico e infine gestione della donna in gravidanza e nel post parto.

L’incontinenza urinaria, in particolar modo, è piu’ tipica del sesso femminile per questioni anatomiche ma frequente anche nell’uomo, soprattutto dopo resezioni parziali o totali della prostata; puo’ essere differenziata macroscopicamente in:

  • Incontinenza da sforzo. La perdita di urina è dovuta ad uno sforzo fisico, ad uno starnuto o colpo di tosse che provocano un aumento della pressione endoaddominale.

  • Incontinenza da urgenza. La perdita di urina è dovuta al desiderio impellente e improvviso di urinare.

  • Incontinenza mista. Presenta caratteri tipici di entrambe le precedenti.

  • Incontinenza goccia a goccia. Soprattutto a seguito di interventi chirurgici prostatici.

  • Incontinenza da rigurgito. È dovuta ad una problematica neurologica e caratterizzata da uno svuotamento improvviso del contenuto vescicale.

È importante per il pz capire se è o meno un soggetto a rischio di problematiche del pavimento pelvico e questo è possibile monitorizzando il numero di minzioni nell’arco delle 24h: innanzitutto bisogna considerare la variabile del grado d’idratazione il fatto che, dal punto di vista medico, è consigliato introdurre circa due litri di fluidi al giorno a cui dovrebbero corrispondere tra le 5 e le 7 minzioni diurne e massimo 2 notturne; infine fondamentale è tenere presente che la minzione deve essere facile, veloce e comoda. Il pz che non rispecchia queste caratteristiche è predisposto a sviluppare a disordini del pavimento pelvico per cui potrebbe essere utile chiedere preventivamente consiglio al proprio medico di fiducia il quale valuterà se inviarvi o meno da un urologo per accertamenti piu’ approfonditi.

riabilitazione-perineale

Al Rehability Lugano, in ambito fisioterapico, una volta ricostruita la storia anamnestica ed effettuata una valutazione specifica, vengono stilati gli obiettivi a breve e lungo termine in accordo con le esigenze del pz; le metodiche e terapie strumentali con cui tali obiettivi si possono raggiungere sono:

  • Kinesi terapia manuale. È finalizzata a tonificare la muscolatura perineo-uretrale, affinare la propriocezione vescicale, correggere ed insegnare il controllo delle sinergie muscolari e migliorare il riflesso di chiusura durante lo sforzo.

  • Biofeedback. È uno strumento a cui si collega una sonda vaginale o anale e dei sensori posizionati a livello addominale per controllare le sinergie muscolari; il suo scopo è quello di permettere al pz di visionare nell’immediato l’intensità della sua contrazione pelvica tramite delle spie luminose e di poter quindi elaborare una risposta adeguata. È possibile, inoltre, utilizzare il biofeedback anche senza l’ausilio delle sonde interne in modo da aprire il trattamento a donne in gravidanza o comunque a pz non propensi a manovre invasive.

 

Rehability 2016-1965

 

 

Biofeedback ed Elettrostimolatore Weeltech

Il nostro biofeedback ci permette inoltre di eseguire, tramite collegamento con un computer, un’elettromiografia di superficie ogni qualvolta si abbia bisogno di un confronto o il medico abbia necessità di visionare i risultati del pz.

  • Elettrostimolazione. Consiste in una stimolazione elettrica specifica applicata ai muscoli del pavimento pelvico, grazie alla sonda vaginale o anale, e al plesso ipogastrico, responsabile dell’innervazione motoria e sensitiva delle pelvi, grazie a due sensori posti rispettivamente sul pube e sul sacro.

  • Ginnastica di rinforzo autonoma. Gli esercizi in autonomia sono introdotti nel trattamento nel momento in cui siamo certi che il pz ha coscientizzato la contrazione del pavimento pelvico ed è in grado di riprodurla, piu’ o meno intensamente, in modo corretto e senza l’utilizzo di sinergie. Indispensabile è conoscere le contrazioni di Kegel, divise comunemente in lente e veloci: nelle prime si chiede di contrarre i muscoli pelvici per 5 secondi e poi di rilasciare dolcemente, nelle seconde si alternano contrazione e rilassamento il piu’ velocemente ed intensamente possibile. Insegniamo inoltre posture che meglio permettono di reclutare il pavimento pelvico tenendo comunque presente che anche gli esercizi di yoga sono adattissimi a questo scopo.

 

 

INTERVENTO CHIRURGICO

Il fallimento del trattamento conservativo sfocia inevitabilmente nell’intervento chirurgico che prevede diversi approcci a seconda della situazione; ricordiamo che la chirurgia, tuttavia, se da una parte va a correggere la problematica anatomica e ad eliminare il sintomo dall’altra crea obbligatoriamente cicatrici ed aderenze interne talvolta disagevoli, motivo per cui è sempre utile non preferirla di prima istanza ma optare per un iniziale trattamento conservativo (fisioterapia) che potrebbe bastare a risolvere il problema.

STUDI CLINICI

Studi clinici sull’efficacia della riabilitazione ginecologica sono stati largamente condotti sia in donne in età da menopausa sia nel post parto; nel 2012 è stato condotto e pubblicato un primo studio che ha dimostrato l’efficacia della riabilitazione nel recupero dell’incontinenza urinaria maschile legata ad interventi di resezione prostatica: 26 uomini sono stati sottoposti ad esercizi pelvici e biofeedback elettromiografico una volta a settimana per tre mesi, altri 26 uomini, invece, hanno ricevuto esclusivamente indicazioni verbali su come contrarre il pavimento pelvico.

I risultati hanno evidenziato che il 47,1% del gruppo dei pazienti trattati dopo 12 mesi dall’intervento aveva recuperato la potenza sessuale e la continenza, contro il 12,5% del gruppo che aveva ricevuto solo informazioni verbali. 
Una spiegazione dell’efficacia degli esercizi riabilitativi risiede nel fatto che il sangue della muscolatura del pavimento pelvico è maggiormente ossigenata e quindi piu’ facilmente reclutabile.

http://www.liltbiella.it/wp-content/uploads/2014/09/e-book-prostatectomia.pdf

OPINIONI PERSONALI

La fisioterapia uro-ginecologica è una branca che sta cercando di emergere sempre di piu’ e di portare a galla situazioni attualmente sottovalutate sia dal paziente sia dal medico per la poca conoscenza sull’argomento. Personalmente sono molto soddisfatta del lavoro che sto conducendo in collaborazione con alcuni medici di famiglia, geriatri e ginecologi: l’80% dei pz trattati ha risolto parzialmente o completamente la problematica pelvica e i sintomi che ne derivavano con soli 3/4 cicli di fisioterapia uro-ginecologica.Alessia Moretti

Ovviamente sarebbe utopistico pensare che, terminate le sedute riabilitative, il pz non necessiti piu’ di esercizi o comunque di cicli di mantenimento; è fondamentale che si continui in autonomia ad esercitarsi per evitare di ricadere nella patologia. A tal proposito è importante ricordare i limiti di questo tipo di riabilitazione: indispensabile è la collaborazione e la lucidità del paziente e soprattutto la forza di volontà nel raggiungere l’obiettivo, elemento imprescindibile in ogni trattamento.

di F.T. Alessia Moretti